Cristiano Poli Cappelli: 24 CAPRICHOS DE GOYA
(Da Vinci Classical)
Le opere contenute in questo Cd rappresentano le ultime con cui Mario Castelnuovo- Tedesco si cimenta in composizioni di ampio respiro destinate a chitarristi concertisti e fortemente legate da un’idea unitaria, da una solida uniformità del momento ispirativo e, soprattutto, sono le ultime opere per chitarra sola che il compositore italiano riesce a completare integralmente. Gli Appunti op. 210, l’ultima opera per chitarra sola, scritta su richiesta di Ruggero Chiesa, restano un’opera incompleta, pur se di notevole qualità: Castelnuovo-Tedesco morirà prima di portarla a termine e completando solamente i primi due quaderni. Va, poi, considerato che questi quaderni erano dedicati e rivolti ad un pubblico di studenti e, dal punto di vista meccanico, di “facile” esecuzione.
Per le ragioni esposte possiamo affermare che le opere contenute in questo cofanetto sono le ultime due opere per chitarra sola del maestro fiorentino. La decisione di inciderle è legata all’idea di fornire un’ultima istantanea della visione musicale di Castelnuovo- Tedesco nel 1961, momento in cui aveva raggiunto una maturità ed una conoscenza della chitarra tale da consentirgli di esprimere il proprio pensiero musicale al meglio e senza subire influenze di nessun tipo. Come tutte le istantanee, queste fotografie rappresentano un determinato momento storico del compositore, fermano un certo attimo, attimo colto con una certa sicurezza vista la velocità con cui Castelnuovo-Tedesco metteva su carta le sue opere, anche se dopo una lunga fase di gestazione, meditazione ed elaborazione nella sua mente.
Ancora, come tutte le istantanee ci dice qualcosa di quel breve periodo in cui queste opere vedono la luce e non rappresentano, quindi, necessariamente la summa poetica dell’autore o la sua vetta compositiva: esse sono dotate di grande fascino proprio per il fatto di essere le ultime opere scritte ma ritengo anche che, assieme a Les Guitares Bien Tempérées per due chitarre, siano le vette più alte dell’esperienza compositiva di Castelnuovo-Tedesco.
I 3 Preludi al Circeo op. 194 rappresentano sicuramente una sfida musicale di estremo interesse. L’opera è costituita da 3 movimenti che possono essere considerati 3 atti, quasi 3 scene dell’Odissea: La Grotta di Circe, Il Porto di Ulisse, La Tomba di Elpenore. Si tratta di un felice esempio in cui un’idea letteraria e mitologica e le sue suggestioni, fortissime e significative per una persona di grande cultura come era Castelnuovo-Tedesco, siano da ispirazione per un’opera molto diversa dalle consuete opere scritte per chitarra e con un linguaggio criptico ed a volte ostico da rendere convincente sulla chitarra, sia per gli aspetti strettamente musicali che per quelli tecnici - le scelte legate alla diteggiatura, all’utilizzo delle legature, le consuete voci da mettere in risalto e che devono dipanarsi nelle spesso fitte trame armoniche e pianistiche, l’alternanza continua tra momenti di diversa tensione emotiva che rischiano di rendere frammentari i brani. Queste difficoltà interpretative, ancor più che tecniche, rappresentano probabilmente uno deimotivi principali per cui i brani sono stati eseguiti ed incisi raramente ed altrettanto raramente eseguiti. È pur vero che nella musica per chitarra, si va avanti per mode...
Nella Grotta di Circe i riferimenti e le suggestioni dell’episodio omerico sono splendidi e la musica sembra fare sfondo alla scena che tutti noi conosciamo, ovvero quella dei compagni di Ulisse trasformati in maiali dalla Maga Circe: il brano inizia con una successione ossessiva di sedicesimi che introduce l’ascoltatore in un mondo irreale, pericoloso e seduttivo in cui si susseguono i grugniti dei maiali, il canto dolce della maga Circe ormai innamorata, l’incantesimo svanito. Il Porto di Ulisse è una sorta di barcarola, di Habanera algida in cui si intravede la nave di Ulisse avvolta in una calma senza vento, priva di fiducia verso il futuro, fuori dal tempo e soggiogata dalla magia. Per il terzo movimento, La Tomba di Elpenore, Castelnuovo-Tedesco sceglie una delle scene meno celebri dell’Odissea, quella di Elpenore, uno dei compagni di Ulisse trasformati in maiali, il quale ritrovate le sembianze umane muore cadendo dal tetto della maga, senza essersi reso conto di dove fosse: l’ultimo inganno della ragione, della magia e della perdita del senno.
I 24 Caprichos de Goya op. 195 sono un’impresa musicale ciclopica per compositore ed interprete. Quest’opera rappresenta, assieme al citato ciclo de Les Guitares bien témperées una delle più imponenti e complete del compositore italiano. Ispirati ai Caprichos di Francisco Goya (1746-1828), una serie di 80 incisioni da cui Castelnuovo-Tedesco trae molti elementi di riflessione e lo spunto per i suoi 24 Caprichos. Peraltro, è del tutto verosimile che Castelnuovo-Tedesco abbia voluto fare riferimento ad episodi ed a momenti della propria vita componendo questi brani per alcune delle incisioni di Goya, a volte utilizzando una sorta codice di lettura la cui decifrazione richiede una certa conoscenza della sua biografia, di quella di Goya e dei significati simbolici racchiusi nelle sue opere. Va aggiunto a queste considerazioni anche il fatto che Castelnuovo- Tedesco aveva forti legami con la Spagna e con la cultura spagnola, legami anche “familiari” vista la sua lontana origine ispanica. Il cognome dei suoi discendenti era, infatti, Castilla Nueva, poi italianizzato in Castelnuovo. Il cognome Tedesco venne aggiunto dal nonno Angelo che lo aggiunse a Castelnuovo in onore alla famiglia Tedesco che gli lasciò un’importante eredità.
I Caprichos furono inizialmente concepiti con la prospettiva di una incisione discografica di Andrès Segovia: nelle lettere tra Castelnuovo-Tedesco e Segovia si fa menzione del progetto già nel 1958. Questo ci dà anche l’idea di come il processo creativo di Castelnuovo-Tedesco fosse fu realizzato successivamente e molto rapidamente. L’incisione avrebbe dovuto comprendere 2 LP, sei per facciata, e questo fa intuire anche il motivo della suddivisione dell’opera in 4 quaderni.
L’incisione di Segovia non fu mai realizzata ed il progetto di revisione fu affidato ad Angelo Gilardino che ebbe la brillante idea di pubblicare l’opera esattamente come indicato nel manoscritto ma utilizzando un doppio pentagramma con una versione alternativa laddove ritenesse un passaggio impossibile o eccessivamente difficolto da eseguire. In questa incisione ho cercato nei limiti del possibile di restare fedele all’originale di Castelnuovo-Tedesco, pur tenendo spesso presenti i suggerimenti del pentagramma alternativo.
Le 80 incisioni di Goya sono una serie di stampe satiriche che mostrano e descrivono temi e piaghe come la corruzione, l’ingordigia, la superstizione, l’ignoranza, la stregoneria e sono una lettura del mondo alla luce dell’illuminismo e delle sue conquiste intellettuali. Furono pubblicate il 6 febbraio del 1799, ma Goya dovette ritirarle già due giorni dopo che esse avevano provocato un immediato scandalo.
Allo stesso modo dei Caprichos, anche i 24 Caprichos de Goya di Castenuovo-Tedesco sono stati oggetto di molte riflessioni al fine di comprendere se possano contenere elementi simbolici o riferimenti a fatti relativi alla vita di Castelnuovo-Tedesco. Esistono diversi fattori che possono far propendere per questa visione, visione che si spinge quasi a ritenere che Castelnuovo-Tedesco si identificasse, artisticamente e non solo, con Goya. Un esempio su tutti: nel Capriccio n. 20, Obsequio à el Maestro, Castelnuovo-Tedesco utilizza molti temi e frammenti di opere del suo maestro Ildebrando Pizzetti con cui aveva interrotto i rapporti in modo poco felice. L’apice di questo conflitto va fatto risalire al rifiuto da parte di Pizzetti di far rappresentare al Teatro della Scala di Milano l’opera il Mercante di Venezia di Castelnuovo-Tedesco, che pur aveva vinto al Concorso di composizione Campari, in cui lo stesso Pizzetti era commissario. Questa grande delusione umana non si risanò mai. Il Capriccio Obsequio à el maestro contiene una serie di citazioni di Pizzetti che vengono, tuttavia, utilizzate quasi con fare ironico e sprezzante. Ancora, nel capriccio n. 15, oggetto della critica è l’esperienza musicale dodecafonica e prende il via dall’incisione di Goya Si sabrà mas el discipulo? In questa incisione Goya, rappresenta un maestro ed il suo allievo, entrambi sotto forma di asini, animali a cui Goya attribuisce ignoranza e stupidità. Goya critica in tal modo i presunti maestri, i ciarlatani che si ritrovano ad insegnare senza sapere. Castelnuovo-Tedesco stavolta si prende gioco della dodecafonia presentando a sua volta una serie dodecafonica che viene elaborata e modificata in modo ironico e spesso intervallata da quella sorta di raglio d’asino con cui si apre il brano ma, soprattutto, sembra deridere quegli allievi che imitano scimmiottando i loro maestri senza averne lo spirito creativo. Dello stesso tenore il capriccio Brabísimo! che nell’incisione di Goya rappresenta una scimmia che suona la chitarra ascoltata da un asino, una vera e propria satira sulla politica grottesca e ignorante.
Nel capriccio El Sueño de la Razón produce Monstruos Castelnuovo-Tedesco sceglie un tema lento e grave che viene progressivamente pervaso e travolto da variazioni sempre più disperate e drammatiche, una sorta di incubo vorticoso in cui la ragione sprofonda, una volta addormentata, tra i mostri che essa stesso ha evocato. Si tratta di un vero e proprio manifesto illuminista che mette in musica la meravigliosa incisione di Goya in cui l’artista rappresenta un uomo, forse lo stesso Goya, addormentato. Sulla scrivania sono poggiati dei fogli ed una penna. Si tratta dunque di un uomo colto o, semplicemente, l’”uomo” che smette di usare gli strumenti della ragione e dell’intelletto.
Alle sue spalle gli incubi ed tutti gli stereotipi della superstizione e del macabro: gufi, lupi, pipistrelli, ovvero i frutti del buio in cui l’essere umano cade quando smette di affidarsi alla guida della ragione e della conoscenza. Il riferimento alla biografia di Castelnuovo-Tedesco è più che evidente: nel 1939 il compositore si vede costretto a fuggire dall’Italia, dopo l’approvazione delle leggi razziali che, tra le altre cose, vietavano musica di compositori ebrei nelle radio ed ai ragazzi ebrei di frequentare scuole pubbliche ed aprivano una
pagina drammatica e vergognosa della storia europea. Sicuramente per Castelnuovo-Tedesco si tratta del più vistoso esempio di quali e quanti mostri può produrre l’irrazionalità e l’ignoranza.
Non sempre nella musica contenuta in questo ciclo di Caprichos, Castelnuovo-Tedesco fa riferimento alla propria esperienza ed alla propria biografia. Spesso cerca solo di rappresentare il messaggio che Goya vuol trasmettere. Penso ad esempio al Capriccio n. 3, Nadie se conosce, che rappresenta una scena carnevalesca che mostra il mondo come una finzione in cui tutti mostrano ciò che non sono. La musica scherzosa e popolaresca di questo capriccio si sposa perfettamente con questa rappresentazione.
Nel capriccio El Sueño de la Razón produce Monstruos Castelnuovo-Tedesco sceglie un tema lento e grave che viene progressivamente pervaso e travolto da variazioni sempre più disperate e drammatiche, una sorta di incubo vorticoso in cui la ragione sprofonda, una volta addormentata, tra i mostri che essa stesso ha evocato. Si tratta di un vero e proprio manifesto illuminista che mette in musica la meravigliosa incisione di Goya in cui l’artista rappresenta un uomo, forse lo stesso Goya, addormentato. Sulla scrivania sono poggiati dei fogli ed una penna. Si tratta dunque di un uomo colto o, semplicemente, l’”uomo” che smette di usare gli strumenti della ragione e dell’intelletto.
Nel Capriccio n. 6 Castelnuovo-Tedesco rappresenta El Amor y la muerte, in cui Goya, stando al manoscritto che si trova nel Museo del Prado, rappresenta un amante che per non saper ridere del suo concorrente muore tra le braccia della sua amata. La musica vede alternarsi episodi fortemente drammatici e quasi temerari di accordi ribattuti con passaggi lirici, singhiozzanti e ansiogeni che fanno di questo capriccio un piccolo capolavoro.
I 24 Caprichos de Goya sono, per molti aspetti, un’opera ancora da scoprire ed in cui la musica fa da porta d’ingresso ad un mondo di citazioni, di visioni, di arte che rappresentano il miglior commiato che Castelnuovo-Tedesco potesse fare alla vita.
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